Rischio di ipertensione nelle persone con HIV che iniziato nuovi regimi con antiretrovirali

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L’articolo analizza il rischio di ipertensione arteriosa nelle persone con HIV che iniziano regimi antiretrovirali moderni, con particolare attenzione alle differenze tra regimi a base di inibitori dell’integrasi (INSTI) e NNRTI, e all’uso di tenofovir alafenamide (TAF) rispetto a regimi non‑TAF.

Razionale

Le persone con HIV presentano un rischio cardiovascolare più elevato rispetto alla popolazione generale, anche in giovane età. L’ipertensione rappresenta un importante fattore di rischio modificabile per malattie cardiovascolari e mortalità. Alcuni studi avevano suggerito che specifici regimi ART, in particolare quelli basati su INSTI e/o associati a incremento ponderale, potessero aumentare il rischio di ipertensione; tuttavia, i dati disponibili erano eterogenei e non conclusivi.

Metodi

Gli autori hanno condotto un’analisi post‑hoc pooled dei dati di cinque studi clinici randomizzati di fase 3 condotti negli Stati Uniti, includendo 2411 persone con HIV naïve al trattamento. I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi:

  • NNRTI/non‑TAF
  • INSTI/non‑TAF
  • INSTI/TAF

La pressione arteriosa è stata valutata longitudinalmente fino a 108 settimane dall’inizio della terapia. L’ipertensione è stata classificata secondo i criteri ACC/AHA (Stadio 1 e Stadio 2). Sono state effettuate:

  • un’analisi longitudinale del rischio di ipertensione;
  • un’analisi del tempo all’insorgenza di nuova ipertensione fino a 96 settimane.

Le analisi sono state aggiustate per fattori confondenti rilevanti (età, BMI, funzione renale ed epatica, sesso, razza, pressione basale e uso di farmaci antipertensivi).

Risultati principali

  • Circa il 50% dei partecipanti presentava già ipertensione di grado ≥1 al basale, nonostante l’età media relativamente giovane (34–36 anni), e solo il 7% era in trattamento antipertensivo.
  • Durante il follow‑up, il rischio di ipertensione non è risultato significativamente diverso tra i tre gruppi terapeutici.
  • A 96 settimane, le stime aggiustate del rischio di ipertensione (Stadio ≥1 e ≥2) non hanno mostrato differenze clinicamente rilevanti tra:
    • NNRTI/non‑TAF vs INSTI/non‑TAF;
    • NNRTI/non‑TAF vs INSTI/TAF.
  • Anche l’analisi del tempo all’insorgenza di ipertensione non ha evidenziato differenze significative tra i regimi: gli hazard ratio per INSTI/non‑TAF e INSTI/TAF rispetto a NNRTI/non‑TAF erano vicini all’unità e non statisticamente significativi.
  • I principali fattori associati a pressione arteriosa più elevata durante il follow‑up erano età, BMI, razza Black, sesso femminile, funzione renale e uso di antipertensivi, indipendentemente dal regime ART.

Interpretazione

I risultati indicano che il tipo di regime antiretrovirale (INSTI vs NNRTI) e l’uso di TAF non influenzano in modo significativo il rischio di ipertensione nelle persone con HIV che iniziano una terapia di prima linea. L’elevata prevalenza di ipertensione osservata sembra riflettere piuttosto fattori legati all’HIV stesso, allo stato infiammatorio cronico e ai tradizionali determinanti cardiovascolari.

Conclusioni

Lo studio conclude che:

  • il rischio di ipertensione è simile tra regimi INSTI/TAF, INSTI/non‑TAF e NNRTI/non‑TAF;
  • l’ipertensione è frequente e spesso sottotrattata nelle persone con HIV, anche in età relativamente giovane;
  • è fondamentale un monitoraggio attento e precoce della pressione arteriosa, indipendentemente dalla scelta del regime antiretrovirale.

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