Tafasitamab: potenziale svolta nella strategia di prima linea del linfoma diffuso a grandi cellule B in pazienti a rischio

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Incyte ha annunciato risultati topline positivi dallo studio cardine di fase 3 frontMIND, che ha valutato l’aggiunta di tafasitamab e lenalidomide allo schema standard R-CHOP nei pazienti adulti con DLBCL di nuova diagnosi ad alto rischio.

Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione (PFS), mostrando una riduzione significativa del rischio di progressione o morte rispetto a R-CHOP da solo (Hazard Ratio 0,75; p=0,019, criteri Lugano 2014). È stato inoltre centrato l’endpoint secondario chiave di event-free survival (EFS), senza l’emergere di nuovi segnali di sicurezza.

Il trial frontMIND ha arruolato circa 900 pazienti, confrontando il triplice approccio (tafasitamab + lenalidomide + R-CHOP) con lo standard of care. La popolazione includeva soggetti con punteggi prognostici sfavorevoli (IPI 3–5 o aaIPI 2–3), un setting in cui i risultati della terapia iniziale restano tuttora subottimali.

Alla luce dei dati positivi, l’azienda prevede di presentare una supplemental Biologics License Application (sBLA) nella prima metà del 2026 per l’impiego di tafasitamab e lenalidomide in aggiunta a R-CHOP come trattamento iniziale del DLBCL. I risultati completi saranno presentati in un prossimo congresso scientifico.

Tafasitamab è già approvato negli Stati Uniti e in Europa in combinazione con lenalidomide per il DLBCL recidivato o refrattario nei pazienti non candidabili a trapianto autologo, e più recentemente ha ottenuto estensioni anche nel linfoma follicolare. Con i risultati di frontMIND, l’anticorpo anti-CD19 potrebbe ora ambire a un ruolo centrale anche in prima linea, ridefinendo l’approccio terapeutico nei pazienti a più alto rischio.

Lo studio frontMIND tocca sia la pratica clinica sia l’evoluzione strategica del trattamento del DLBCL:

Nel linfoma diffuso a grandi cellule B, la prima terapia è quella che offre le maggiori chance di guarigione. Nonostante R-CHOP sia lo standard da oltre 20 anni, fino al 40% dei pazienti ad alto rischio non viene curato definitivamente. 

Il raggiungimento dell’endpoint primario di progression-free survival con un HR di 0,75 significa una riduzione del 25% del rischio di progressione o morte. In un setting curativo, più PFS in prima linea aumenta la probabilità di guarigione, non solo di controllo temporaneo della malattia.

La combinazione sfrutta un anticorpo anti-CD19 già noto (tafasitamab), potenzia l’immunità con lenalidomide e mantiene l’ossatura di R-CHOP, per un’intensificazione mirata e gestibile, senza nuovi segnali di tossicità rilevanti.

frontMIND non si rivolge a una popolazione “facile”, ma a pazienti con IPI elevato, cioè quelli che oggi hanno le peggiori prospettive. Se approvata, la combinazione potrebbe diventare un nuovo standard di prima linea selettivo, basato sul rischio, per migliorare le probabilità di guarigione nel DLBCL già alla diagnosi, senza stravolgere lo schema terapeutico ma rendendolo più efficace nei pazienti che ne hanno più bisogno.

Negli ultimi anni l’innovazione nel DLBCL si è concentrata soprattutto su recidiva e refrattarietà (CAR-T, bispecifici).


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